Quando a fine primo atto Tristano e Isotta cadono a terra privi di sensi, dopo aver bevuto il filtro d’amore, ho pensato per un attimo che il disegno registico di Guglielmo Ferro svoltasse clamorosamente, scombinando tutto d’un tratto le carte dell’onesta tradizione. Prendendo per buona l’idea schopenhaueriana rimasticata da Wagner secondo cui l’appagamento del desiderio sta nella rinuncia e quindi ...
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